sabato 12 marzo 2011

Recensione: Beady Eye - 'Different Gear, Still Speeding'

Questo è un disco per i fan degli Oasis. Non piacerà a chi ha sempre detestato la band di Manchester e difficilmente attirerà un pubblico nuovo. Ma piace maledettamente a chi, come noi, è cresciuto ascoltando i fratelloni e si è formato musicalmente con i loro dischi. È il tentativo non solo di Liam, ma anche di Andy e Gem, rimasti fin troppo nell’ombra ai tempi di The Chief, di dire che negli Oasis c’erano anche loro. Dal punto di vista "commerciale", è evidente l’intento di catturare i tantissimi fan ancora assetati di Oasis-style seguendo una formula collaudata. I Beady Eye non sono una band sperimentale, ma non hanno mai promesso di esserlo. Si ispirano ai Beatles, a John Lennon, agli Who e talvolta l’ispirazione si confonde con la somiglianza. Ma non l’hanno mai negato. E sono certo che Liam starà sghignazzando leggendo tutte le critiche che gli sono piovute addosso per la somiglianza di 'The Roller' con 'Instant Karma', per di più, a quanto pare, a firma Gem Archer. E allora anche questa recensione è rivolta ai fan degli Oasis. A chi non si pone troppe domande quando ascolta 13 tracce con un sound familiare, quel sound che più amiamo e che non ci stancheremmo mai di ascoltare. Gli altri non apprezzerebbero comunque.
Il disco è ben fatto. Ciò che più mi ha sorpreso è che non ha cali evidenti, nonostante le 13 tracce. ‘Dig Out Your Soul’, per citare l’ultimo Oasis, era da 8 nella prima parte e da 5 nella seconda. Questo è più equilibrato. La partenza è al fulmicotone: ‘Four Letter Word’ sta nel solco di certi successi targati Oasis, da ‘Rock’n’Roll Star’ a ‘The Shock of the Lightning’. È dedicata, nemmeno troppo velatamente, a Noel e alla rottura di due anni fa. Di ‘The Roller’ si è già parlato tanto, e nonostante tutto continua a piacermi, anche se non è riuscito a scalare la chart. ‘Bring The Light’, il primo pezzo uscito dei BE, ci aveva depistato abbastanza. Nel contesto dell’album rimane piuttosto isolato, con quel pianoforte mutuato direttamente da Jerry Lee Lewis. Non manca il singolone da accendino acceso nei live, anch’esso tipico del repertorio Oasis: pur non entusiasmando, ‘Kill for a Dream’ assolve perfettamente alla sua funzione. ‘Millionaire’, con quel sound vagamente orientaleggiante, richiama la produzione solista di George Harrison, altro caposaldo della filosofia gallagheriana. Sono davvero belle ‘Beatles and Stones’ (ma di ispirazione-Who) e ‘Standing on the Edge of the Noise’, due pezzi rock abbastanza diversi tra loro ma molto ben riusciti. La parte finale dell’album è quella più beatlesiana, nella quale si sente di più l’impronta di Liam, soprattutto nella psichedelica Wigwam’ e nella traccia finale ‘The Morning Son’, non male come chiusura, che però mostra alcuni dei difetti associati al primo Liam compositore. La perla della seconda parte, e forse dell’intero disco, è però ‘The Beat Goes On’, brano lennoniano nella sua doppia accezione (John, ma anche Sean) reso eccellente dalla voce di Liam, qui straordinariamente evocativa. La marcia sarà cambiata, sì, e i Beady Eye hanno messo a segno un gran bell’esordio. Un toccasana per gli orfani degli Oasis, aspettando la risposta di Noel.

7 commenti:

Fabbra ha detto...

come giá detto in altre sedi, recensione innecepibile, e pareri completamente in accordo coi tuoi. E pensare che le recensioni lunghe non mi hanno mai entusiasmato!

PEDRO ha detto...

Sono cresciuto anche io ascoltando gli Oasis e mi ritrovo perfettamente nella recensione, ben fatto ragazzi!
Con Bring the light c'era stato un tentativo di depistaggio del suono di oasisiana memoria, ma poi quando è uscito l'album abbiamo capito tutti dov'è che volevano arrivare, e lo dimostra il fatto che alcune canzoni di questo album sarebbero dovute appartenere al repertorio degli Oasis, cosa che il buon Liam non ha affatto smentito. Se il tentativo era quello di fare un buon disco e di dare una prova a Noel del loro talento da songwriter, possiamo affermare che liam, gem e andy ci sono riusciti alla grande. Oltretutto sono alla numero 4 nella classifica mondiale, alla 3 in quella uk e se andiamo a controllare sono preceduti da artisti che con questo genere di musica hanno poco a che fare!
Comunque non me ne vogliano, ma Geoff Emerick e George Martin si erano dimenticati di mettere nel white album the beat goes on!!!!
CI VEDIAMO ALL'ALCATRAZ MERCOLED' PER CHI CI SARà!

fab ha detto...

Grazie Pedro! Purtroppo non ci sarò mercoledi, e questo non mi fa dormire la notte!!:D
Proverò a consolarmi lunedi con i Glasvegas al Magnolia ma so già che non ci riuscirò completamente! Se vorrai scrivere due righe sul concerto, ti ospiteremmo volentieri qui sul blog!!

pedro ha detto...

molto volentieri ragazzi, datemi il vostro indirizzo e-mail e sarò felicissimo di buttar giù due righe!!!

fab ha detto...

abbeyradio@hotmail.it

puoi mandare qui! A questo punto ci contiamo! ;D

xogetill ha detto...

My cousin recommended this blog and she was totally right keep up the fantastic work!

clomid

Anonimo ha detto...

seguo gli oasis dal 1999 anche se conosco perfettamente tutta la discografia precedente, da disco e da live, tuttavia questo disco è un buon disco suona benissimo ha pezzi carini, ma non mi fa impazzire! E' questa l'unica pecca secondo me, manca quel tocco artistico, quel riff che ti rimane in mente, quel'accordo quel suono particolare, è abbastanza scontato come disco, ovviamente manca l'alternanza tra noel e liam alla voce per cui a livello di sonorità risulta abbastanza piatto. Come ultima considerazione vorrei dire che secondo me noel faceva un enorme lavoro da vocalist, la cosa si percepisce soprattutto live perchè il disco è ben mixato, la voce di liam con gli anni è peggiorata parecchio, in live si percepisce la pesantezza a volte della voce di liam senza un buon vocalist vocalist come noel. non si può paragonare nemmeno lontanamente con un disco degli oasis, ogni disco degli oasis dopo il 1997 aveva sonorità sempre diverse in virtù del fatto che il brit rock non andava piu di moda, negli ultimi dischi avevano assunto una sonorità somigliante agli who via via sempre più dura a livello di sound, questo disco è una riesumazione rock'n'roll in piena regola, andrà bene una volta! forse due, tutti forse possiamo farlo un disco ma di genii musicali c'è ne pochi in giro senza un pò di inventiva non sò per quanto la critica possa sempre essere positiva.