martedì 20 febbraio 2007

LA RECENSIONE DI FABBRA: BLOC PARTY - A WEEKEND IN THE CITY

Finalmente è arrivato!
A 2 anni di distanza dallo strepitoso esordio con 'Silent Alarm' sono tornati col nuovo album i Bloc Party. Personalmente ero molto cuorioso di sentire questo nuovo lavoro, dopo essere rimasto letteralmente rapito dalle straordinarie sonorità del primo disco, uno degli esordi più interessanti degli ultimi anni.
Ed eccoci a parlare di questo nuovo 'A weekend in the city' che la critica ha accolto con giudizi forse un pò troppo frettolosi e fuorvianti per questo decoroso ritorno della band di Londra, ma una cosa è certa: questo album ha bisogno di tempo e di almeno 3-4 ascolti per essere apprezzato come merita e poi scordiamoci ogni paragone con 'Silent Alarm', un capolavoro difficilmente ripetibile!
In effetti anche se il sound dimostra una certa maturità e una consapevole crescita artistica del gruppo (più spazio a sintetizzatori ed elementi elettronici, suoni a volte più poderosi), è anche vero che le atmosfere che era in grado di creare lo strepitoso universo sonoro del precedente disco qui si perdono un pò, anche se sembrano lievemente rintracciabili in alcune tracce (Kreuzberg e Sunday su tutte).
Un disco dunque, che sembra molto cupo, almeno dalle prime canzoni, e che da molto l'idea di un viaggio urbano notturno alla scoperta di una Londra tenebrosa e oscura, come suggerisce lo stesso titolo dell'album (A weekend in the city), a differenza invece del precedete Cd molto solare nelle sue sonorità.
A conferma della loro parziale svolta sonora, alcune canzoni come la prima (Song for Clay) molto potente e rabbiosa, e molto simil-Incubus, così come la seconda (Hunting for witches) con una batteria molto insensa, chitarre frenetiche e inserti elettronici qua e là, per non parlare dello "sperimentale" singolo estratto finora 'The Prayer', che all'inizio può sembrare dal suono un pò anomalo e quasi electro-dance ma che poi non tradisce il classico stile Bloc Party (vedi il ritornello) e dopo un paio di ascolti ti riesce a prendere divenendo anzi molto ammaliante.
Altre canzoni invece ricordano più da vicino le emozionanti sonorità di 'Silent Alarm', ovvero ritmi caldi, dolci vibrazioni sonore, solarità, per poi sfociare in un picco di ritmi gloriosi e quasi epici, come On, Kreuzberg, I Still remember (secondo singolo di prossima pubblicazione) e Sunday.
Molto bella e ricca anche di significati la terza traccia 'Waiting fot the 7.18', dedicata alla tragedia del 7 Luglio 2005 nella metropolitana di Londra, quasi strappalacrime nel suo aumentare di ritmo, e che mostra delle reminiscenze simil-U2.
Ma la traccia più bella resta comunque Kreuzberg, insieme a On e Sunday. Quella che preferisco di meno devo ammettere, 'Where is home?'.
Insomma un album davvero bello, che si scopre sempre più interessante ascolto dopo ascolto, 4 stelle piene che forse potrebbero anche aumentare tra qualche mesetto...un album che conferma la bravura di questo quartetto londinese, sopravvissuti alla seconda prova di maturità e che si dimostra una delle piu interessanti novità musicali made in Uk.



Guarda il video del primo singolo 'The prayer'
Gurda il video del secondo singolo (in esclusiva) 'I still remember'

6 commenti:

fabryd ha detto...

I Bloc Party sono secondo me una band molto particolare, che ha bisogno, come giustamente dice Fabbra, di tempo per farsi realmente apprezzare da un pubblico vasto. In UK il gruppo di Kele Okereke spopola, forte di sonorità senza dubbio originali e appetibili ai fan d'oltreManica. Qui da noi fa più fatica ad imporsi. Il disco dev'essere comunque ascoltato un po' di volte. Diciamo che è adatto per chi ha voglia di ascoltare suoni diversi e non banali. Un invito alla sperimentazione...
Complessivamente, anche a mio avviso, resta un po' cupo, nonostante il (bel) singolo The Prayer.

espo ha detto...

x me resta un buon disco, x gli amanti della sperimentazione ma nulla di più, non lo ritengo di certo un capolavoro....

fabryd ha detto...

Per una volta io ed Espo siamo sulla stessa lunghezza d'onda!!

Fabbra ha detto...

Chi ha parlato di capolavoro?

Andrea strikes again ha detto...

La metafora del viaggio urbano mi è piaciuta parecchio. Avevo in mente proprio queste parole quando ho avuto "A weekend in the city" per la prima volta tra le mani. La grafica, le foto e ovviamente anche le canzoni sembrano richiamare costantemente un giro notturno fatto in una metropoli di martedi sera.
Uniform, On, Kreuzberg e anche The prayer hanno un suono affascinante e maturo allo stesso tempo...promuovo al 100% questo nuovo lavoro del quartetto.
Grande anche la recensione :).
Buon Weekend (in the city!).

Fabbra ha detto...

Grazie Andrew! Sono contento che la pensi come me su certi aspetti dell'album, d'altronde detto da un musicista come te che se ne intende di musica...ha ancora piu valore!